ma che bella specie che siamo

 

Datazione: 2006


Cala il silenzio nelle mie orecchie mentre la polvere si alza dal terreno offuscando la vista. Vedo con fatica i visi di decine di uomini che urlano e si sbracciano. Io sono steso a terra e non riesco a muovermi. Sento il sangue che mi cola dalle ferite, sento l’odore della violenza che penetra prepotente nelle narici. I muscoli tremano spasmodici pregni ancora di eccitazione indotta. Guardo il mio rivale che si muove fulmineo a finirmi.
I secondi iniziano a dilatarsi ed io torno indietro nel tempo, negli anni.
Ritorno alla mia nascita, ma forse questa è più immaginazione che memoria. Ricordo invece vividamente il momento in cui mi hanno prelevato. Ricordo le botte, la fame, la rabbia.
Poi salto indietro: torno alle corse sulla spiaggia, torno al sole e ai miei occhi sereni. Sento di nuovo le onde che mi colpiscono il ventre quando mi tuffo in acqua. La mia bocca si apre a urlare di gioia, e poi il sacco ruvido intorno al mio corpo, e poi il buio.
I denti del mio avversario penetrano il collare e la carne e l’ultima cosa che vedo è il viso del mio padrone. Sembra quasi che stia piangendo. Lo ricordo mentre mi fa correre ininterrottamente su un terreno che si muove con me, lo ricordo mentre mi fa addentare con forza un materiale spesso e malleabile che provoca dolore alla mascella.
Lo ricordo mentre sorridente mi mette sugli occhi degli strati trasparenti e scuri velando la luce.
Penso: piange per me.
Sono quasi felice, ma poi lo vedo sbattere con forza un mazzo di fogli nelle mani di un altro uomo che ride e capisco, mentre il mondo si spegne, capisco il mio valore umano.

 

giafur