***(io sono un ordine nuovo)

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Datazione: 2004 - 2005


Ogni genere di *** socialmente costituita è basato sul concentramento di potere nelle mani di pochi individui, delegati a detenere la sola e unica verità. Ogni *** concepita dall’umanità nel corso della sua storia ha portato a violenze e guerre e tirannie. Ogni *** così costituita è semplicemente inutile. Noi viviamo in Italia, viviamo in uno stato intenzionalmente laico, praticamente cattolico. Forse è ora di fare qualcosa.
(padre Matteo Paolini)

Atteggiamenti e comportamenti che corrispondono al sentimento di dipendenza della creatura al mondo divino. [...] Solennità, santità che incute rispetto e reverenza.
(lo Zingarelli; vocabolario della lingua italiana)

Circa la funzione svolta dalla *** si possono ricordare le seguenti tesi: 1. come liberazione dal mondo; 2. come verità; 3. come moralità.
( Francesca Brezzi; Dizionario dei termini e dei concetti filosofici)

Il cattolicesimo è di fatto finora la *** del mio vivere sociale da quando sono nato, se si eccettuano due mesi della mia vita.
(G. Furioso)

MODULO A


PRIMA IMMAGINE: Giacomo Manzù, Cardinale, 1955; bronzo; Milano, Galleria d’arte moderna.

“…da allora l’artista ha scolpito innumerevoli Cardinali, sempre più rigidi e solenni, chiusi come da un’armatura nei loro mantelli, sofferenti per l’isolamento che li allontana dal mondo degli uomini.”
( estratto da un manuale di Storia dell’arte per Licei)


SECONDA IMMAGINE:

fermo la macchina fuori il cancello della fabbrica. Claudia mi vede e si avvicina. I suoi fianchi ondeggiano leggermente. Il vestito estivo accompagna i movimenti ad ogni passo. Il sole sbatte sulla strada quasi accecando. Arriva all’auto appoggiandosi al finestrino aperto. Braccia conserte, mi guarda sorridendo. È proprio bella. La bacio. Le mie labbra contro le sue. I miei occhi chiusi, abbandonati. Ritorno a guardarla. Claudia non c’è più. Il vuoto fresco sul mio viso. Il suo corpo steso a terra alcuni metri più avanti. È un attimo. Rimango immobile mentre un’ombra si muove.
È un attimo. I miei occhi fissi sul corpo. Il cemento che si colora di rosso. Il sole che illumina il tutto. È un attimo. L’assurdità si fa strada nella mia testa, accompagnata dal ricordo di una frenata.
Abbandono con lo sguardo il corpo. Mi volto di nuovo verso il finestrino: il muso di un’auto che torna indietro. Scendo meccanicamente, aprendo lo sportello con lentezza. Le braccia e le gambe iniziano a tremare. Guardo il corpo di Claudia, questa volta senza il filtro del parabrezza. Gli occhi iniziano a tremare. Cadono le prime lacrime. Mi volto disorientato.
La mia espressione cambia: incredulità.
I miei occhi la riconoscono. Il mio cervello non riesce ad accettare. Dall’auto scende Rosa. Mia moglie. Non riesco a capire se stia piangendo o ridendo. O entrambe le cose. La mia mente si rifiuta di analizzare. Aspetto che gli eventi facciano il loro corso. Il braccio destro di Rosa si stende verso di me. La mano stringe saldamente una pistola. Io non mi muovo. Rosa abbassa il tiro arrivando a puntare alle gambe. Cerco di dirle qualcosa. Nel momento in cui sto per parlare parte il primo colpo, seguito quasi immediatamente da un secondo. Cado a terra appoggiandomi con le mani. Il dolore si diffonde in tutto il corpo. La bocca di Rosa contorta in una smorfia spasmodica.
Mi guarda, si avvicina. Preme la pistola contro la mia fronte. Sento il metallo bruciarmi la pelle.
Chiudo gli occhi in attesa dell’ultimo colpo. In ginocchio, colpevole.
-Apri gli occhi.
La voce di Rosa è un sibilo.
-Apri gli occhi.
L’urlo di mia moglie esplode echeggiando nella mia testa. Due rivi di lacrime le percorrono i lineamenti del viso. La sua bocca trema: perché non mi ami più?
La mia mente rimane priva di risposte. Il respiro fermo tra gola e stomaco. Poi il movimento della mano, sicuro e inaspettato. La pistola sotto il suo mento. I nostri sguardi si incontrano comunicando.
Aspetto.
Il rumore del colpo si frantuma nelle mie orecchie. Vedo il corpo di Rosa sobbalzare di poco in aria per poi ricadere a terra. Nessun tonfo. Solo un fischio che parte da dentro la mia testa e che accompagna l’azione eliminando il resto.

[...]

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